Puntata #6 – Il videomaker e il montaggio miracoloso

Cari lettori,  prima di tutto abbiate pazienza, ancora una volta, per il silenzio durato troppo. Son tempi così. Va tutto di fretta qui nel frullatore…ma bando alle ciance: in questa sesta puntata vorrei scrivere di una piaga imponente che colpisce chi si occupa di video making, ovvero “il montaggio miracoloso”. Quasi tutti, infatti, prima o poi, incontreranno il cliente che crede che in post-produzione, con il proprio mac o pc, si possa FARE TUTTO, AGGIUSTARE OGNI ERRORE. miracolo La cosa più affascinante è la seguente: capita spesso che, chi ti commissiona un video, fino alla fase di montaggio NON DICA NULLA. Tu sei lì che apri/chiudi il treppiede, cambi obiettivi al tuo corpo macchina, monti/rimonti le attrezzature da solo o con colleghi e chiedi continuamente feedback (adoro questa parola, mi fa sentire importante come fossi nell’entourage di Marchionne)…feedback che però, il più delle volte, NON ARRIVANO o SONO BUONI. E tu stai lì e pensi. Pensi che vuol dire che va tutto bene. Dopo dieci domande con la stessa risposta (“fai tu io non ne capisco nulla” / “splendido!”) arriva quella che fa tremare il giovane videomaker:

“tanto poi tu lo aggiusti con il computer”.

E lì ti passa davanti un pezzo della tua vita. I primi film impegnati visti al liceo (che non capivi un cazzo ma faceva figo vedere i lungometraggi di Marco Ferreri e parlarne random…altra parola che adoro usare). Ti passano davanti le ore in cineteca trascorse a guardare i film di Griffith, film che dovevi guardare per forza e che ti sembravano troppo lunghi e “troppo muti”. Ti passano davanti tante cose. Tante cose che non ti spiegano il perché tu ora sia lì, in mezzo ad una piazza calda, alla fine di un concerto, con un cliente che dopo un live ti dice “il batterista della band non suonerà più con noi ma poi lo togli in qualche modo col montaggio, no?”. E tu pensi, forse era meglio saperlo prima. Ma soprattutto: mentre citavo Marco Ferreri a 17 anni o quando passavo le ore a vedere il cinema delle origini…ecco, avrei mai pensato di dover togliere “il batterista di una band di metallo pesante” (e qui parte la citazione) senza aver a disposizione il dipartimento di sviluppo effetti speciali che normalmente coordina James Cameron?

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La risposta è: no, probabilmente no.  Ma il montaggio miracoloso si manifesta in modi più temibili che non alla fine delle riprese. Di solito tu hai passato 2/3 giorni a fare post e il lavoro è finito: così lo giri al cliente che però non è convinto e allora ti inizia a chiedere cose tipo:

“perché al minuto 4.34 non facciamo apparire dei draghi?”

“possiamo fare tutto un po’ più rosso? Mi sembra più nel mio mood”

“non mi piaccio molto, ho la faccia che sembro un troione, cosa possiamo fare?”

E tu provi a tranquillizzare il cliente. A tranquillizzare te. A pensare che devi rifare tutto da capo e che nessuno ti aveva avvisato prima. Che i famosi feedback quando si girava erano buoni. Poi stacchi il telefono o chiudi il browser dove hai ricevuto la mail con le richieste qui sopra elencate. Non ti accendi manco una sigaretta perché non fumi. Guardi la gatta che dorme e la invidi. Fuori c’è bel tempo. L’autunno è iniziato ma ancora non morde. Quattro quindicenni sotto la tua finestra guardano da uno smartphone dei video e ridono. La vita è bella. E dei film di Ferreri, a 17 anni, non capivi proprio nulla…ma era bello lo stesso stare a guardarli. ferreri5